Tutti pazzi per le mini dolls di Simon Cracker

Un accessorio da portare a spasso, o forse un modo per rimanere bambini anche nei giorni di pioggia dell’età adulta.

Via Francia, Spring Summer 2027, nasce proprio da un ricordo d’infanzia del designer: le estati in Romagna, gli spettacoli improvvisati con la cugina, i costumi costruiti saccheggiando i bauli dei bisnonni. Gonnelloni, tende, tovaglie, intimo gigante sopra tuniche a fiori. Tutto insieme, tutto apparentemente sbagliato. E proprio per questo, elegantissimo.

Simon Cracker torna lì, a quel momento prima che il gusto diventasse giudizio. Quando vestirsi significava semplicemente scegliere quello che ci faceva impazzire, senza preoccuparsi troppo di cosa stesse bene con cosa, di cosa fosse elegante e cosa no.

È lo stesso istinto che attraversa la collezione: magliette promozionali incontrano abiti eleganti, la pelle viene ricomposta in patchwork o ricoperta di colori plastici, i portapranzo diventano borse e riferimenti al Settecento convivono con tessuti deadstock. Il grunge viene attraversato dai codici di Simon Cracker e perde qualsiasi nostalgia filologica. Più che guardare indietro, sembra chiedersi cosa succede quando smettiamo di vestirci secondo le aspettative degli altri.

Poi ci sono loro, le mini dolls, forse il souvenir perfetto di questo ritorno: un piccolo pezzo d’infanzia da attaccare alla borsa e portarsi dietro. Ma queste non sono bambole qualsiasi. Sono Blythe, fashion dolls nate negli anni Settanta e diventate negli anni oggetti di culto, collezionati, fotografati, vestiti e soprattutto personalizzati.

Ed è difficile immaginare una scelta più coerente per Simon Cracker. La Blythe nasce come giocattolo ma finisce nelle mani degli adulti, dove viene modificata, rivestita e trasformata fino a diventare qualcosa di personale. Esiste intorno a lei una vera cultura della customizzazione, fatta anche di abiti e accessori creati appositamente per la bambola.

È un po’ quello che succede in Via Francia: prendere qualcosa che esiste già e liberarlo dalla funzione che gli era stata assegnata. Una tovaglia può diventare un vestito, un portapranzo una borsa, un tessuto dimenticato qualcosa di prezioso. E una bambola può smettere di essere un gioco per bambini e diventare un accessorio da portare con sé.

Forse è proprio per questo che le mini Blythe sembrano il souvenir perfetto della collezione: non nostalgia dell’infanzia, ma la possibilità di continuare a giocare anche dopo essere cresciuti.

Ma fuori dalla sfilata c’è un altro cortocircuito. Siamo quasi a ottobre e Milano sembra ancora bloccata in un’estate che non vuole finire. Parlare di Spring Summer mentre continuiamo a soffrire il caldo rende improvvisamente strana persino l’idea stessa di stagione.

Il designer racconta di aver sofferto il caldo mentre costruiva la collezione e di aver considerato quel disagio necessario per essere onesto nella costruzione della sfilata. Ed è forse qui che Via Francia diventa più interessante: il disagio non viene nascosto, ma entra nel processo creativo.

In un momento in cui le stagioni sembrano confondersi tanto quanto i guardaroba, Simon Cracker mette insieme ciò che normalmente dovrebbe restare separato: elegante e quotidiano, Settecento e grunge, infanzia ed età adulta, bello e brutto.

Forse crescere significa imparare tutte queste divisioni.
Via Francia sembra divertirsi a dimenticarle di nuovo.

Grazie a Fayer Communication.